Cercando un perché

Una riflessione di Don Giuseppe Tanzella-Nitti, Ordinario di Teologia Fondamentale presso la Pontificia Università della Santa Croce di Roma.

L’evangelista Giovanni ci narra l’episodio della morte di Lazzaro, a Betania, riportandoci la conversazione fra Gesù e le due sorelle di Lazzaro, Marta e Maria. «Maria, dunque, quando giunse dov’era Gesù, vistolo si gettò ai suoi piedi dicendo: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!”. Gesù allora quando la vide piangere e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente, si turbò e disse: “Dove l’avete posto?”. Gli dissero: “Signore, vieni a vedere!”. Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: “Vedi come lo amava!”. Ma alcuni di loro dissero: “Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far sì che questi non morisse?”» (Gv 11,32-37).

Le parole di Maria e la domanda dei Giudei lì presenti sono oggi, di fronte a Dio, anche le nostre parole e la nostra domanda. Signore, se tu fossi davvero con noi, non avresti permesso che Rossana vedesse terminare così prematuramente la sua giovane vita. E anche insieme ti chiediamo, “Tu che hai compiuto e che compi tanti miracoli, non potevi fare in modo che lei non morisse?”. Gesù apparentemente non risponde a queste nostre parole, come non lo fece a Betania. La sua risposta, per noi oggi qui, non è quella che l’evangelista riporterà di lì a poco, quando Gesù trarrà fuori dal sepolcro il suo amico Lazzaro, restituendolo alla vita fisica. Gesù non ha fatto e non farà questo con la nostra Rossana, accettando così perfino il giudizio di insensibilità che potremmo rivolgergli o lasciandoci nel dubbio sulla sua vera presenza in mezzo a noi.

La risposta che Gesù ci offre è quella che Giovanni riporta nel corso del colloquio: «Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: “Vedi come lo amava!”». Oggi non abbiamo altre risposte che questa al dolore per la perdita di Rossana. È il pianto di Gesù e la manifestazione dell’amore con cui ama ogni essere umano che passa dalla vita terrena alla morte. Oggi è a questa risposta che noi ci aggrappiamo, è su questa risposta che vogliamo mantenere viva la nostra fede. Gesù piange. Gesù ama una persona giovane che perde la vita. A questo amore noi ci abbandoniamo e abbandoniamo Rossana. Di questo amore siamo certi. Come siamo certi che questo Amore ha creato il mondo. Alla sincerità delle lacrime di Gesù noi crediamo, lacrime come le nostre e insieme alle nostre. Questo amore non può mentire, anche se non abbiamo visto, nei mesi trascorsi, il miracolo che abbiamo invocato. Gesù si unisce ai nostri sentimenti e li condivide con noi. Apparentemente, con noi, non fa altro che questo. Ma è la sincerità con cui unisce il suo dolore al nostro dolore che ci spinge, ancora una volta, ad ascoltarlo e a credergli, quando dice a noi, come a Marta di Betania: «“Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?”. Gli rispose [Marta]: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo”» (Gv 11,25-27).

Ti affidiamo, Rossana, all’amore misericordioso di Gesù, alla sincerità delle sue lacrime per te.