In ricordo di Rossana

  1. Il ricordo della mamma
  2. Il ricordo di Cristina
  3. Il ricordo di zia Sara
  4. I ricordi dell’ amicasorella Alessandra
  5. Il ricordo dellamica Germana
  6. il ricordo dell’amico della pallavolo Stefano
  7. Gallery

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Il ricordo della mamma

Rossana, è la mia unica figlia, è arrivata a fine anno, nel 1991, un dono meraviglioso, un unico grande amore.

Nei primi anni di vita e per tutta la fanciullezza è stata una bambina dolce, riservata e rispettosa. Passavamo pomeriggi e serate a giocare insieme, curiosa, attiva, interessata, era una bambina molto affettuosa. Frequentava la scuola con ottimi risultati, amava accompagnarci nei nostri viaggi e vacanze e desiderava tanto avere un cane per compagnia, desiderio che è riuscita a coronare solamente quando arrivò Matisse, la sua amatissima dalmata, che ora vive con noi.

Crescendo Rossana è diventata una bella ragazza, un po’ scontrosa, con un carattere forte e determinato. Ha uno spirito ribelle, le piacciono piercing e tatuaggi, alcuni di questi avranno un significato particolare per lei, segneranno dei momenti importanti, una nuova vita, la speranza del futuro.

Aderisce al movimento scout, frequenta il liceo scientifico e gioca a pallavolo a livello agonistico.

La pallavolo è stata la grande passione della sua breve vita. Inizia a 9 anni con il minivolley e non lascia più questo mondo fino al 2017, a causa della malattia.

La pallavolo agonistica praticata con la Pallavolo Chions per tutte le giovanili fino alla serie C, continuerà a Padova, sua città di adozione, in serie B e poi ancora in serie C al Volley Eagles.

La pallavolo è stata per Rossana maestra di vita, punto di riferimento, gruppo di amicizie, Alessandra la sua “amicasorella”, network nazionale, sogni di gloria e desiderio di rivincita. Al punto di tornare a giocare dopo l’intervento chirurgico, con gli occhiali prismatici e tutte le difficoltà fisiche e psicologiche. Ritornare a giocare a un livello inferiore ma dimostrare a se stessa che era possibile, che non era finita…

Si laurea a Padova in Statistica e Gestione d’Impresa a novembre 2013, in corso, senza particolari difficoltà. Dotata di un’intelligenza brillante sfrutta le sue capacità dedicando allo studio uno spazio importante ma non prevalente nella gestione del suo tempo.

Inizia la magistrale in statistica e poi improvvisamente a maggio 2015 la drammatica notizia della malattia.

Accettare una diagnosi di tumore al cervello a 23 anni è devastante, incomprensibile, e altri aggettivi che ognuno può integrare.

Rossana non si scoraggia, affronta un intervento chirurgico difficile e pericoloso, rischia la vita, ritorna a casa dopo un mese di ospedale, in carrozzina, incapace di stare seduta diritta e di mangiare autonomamente. Non si arrende, affronta la chemioterapia e il percorso di recupero alla clinica riabilitativa di Motta di Livenza e, con enorme sorpresa di tutti, si riprende, cammina, corre, balla, progetta, vive.

Riprende a studiare si iscrive al corso di laurea magistrale in economia aziendale a Udine, si laureerà in due anni a marzo 2018, provata dalla ripresa della malattia discutendo la tesi via Skype seduta in una carrozzina.

Nel 2016 proseguono le terapie, la radio a Milano all’istituto Besta, ancora chemio… globuli rossi e bianchi bassi, piastrine che sconsiglierebbero qualunque tipo di attività.

Rossana vive questi tre anni, studia, viaggia, va in Argentina da sola, rivede completamente il suo stile alimentare, si informa, rinuncia a carne e zucchero, riprende l’attività sportiva, pensa al futuro, spera.

Incontra l’amore e decide di mettere su casa e andare a vivere con Enrico. Investe energie, fantasia, cura e tanto cuore per allestire la nuova “casetta”, ci starà solo sei mesi, poi la malattia la costringerà a tornare con noi, per il bisogno di assistenza continua.

Rossana voleva vivere, ci ha creduto fino alla fine, voleva vivere e voleva essere di aiuto per gli altri che, sfortunati come lei, avessero dovuto affrontare la medesima esperienza.

“Mamma, se guarisco voglio fare la volontaria in ospedale per aiutare gli ammalati, io so cosa si prova e posso farlo…”

Rossana era molto creativa e aveva le “mani d’oro”. Con la nonna e la zia frequentava un gruppo di ricamo, era diventata brava. “Mamma vorrei ricamare tovagliette, canovacci, asciugamani e addobbi natalizi per un mercatino per raccogliere fondi per la ricerca”.

Rossana era molto generosa, pensava ai regali per le persone care con largo anticipo, li progettava e li costruiva dedicando tempo e attenzione perché i doni fossero “speciali”.

Rossana non voleva lasciarci, voleva vivere, e io vorrei che con “il dono di Rossana” una parte di lei fosse sempre ancora con noi.

Maria Teresa


Il ricordo di Cristina

Ho sempre amato tanto i bambini… La tua mamma cercava per te una babysitter e così, attraverso un’amica comune, in un caldo giorno di agosto sono diventata la tua Tata. Si, tesoro mi chiamavi proprio così! Ti ho amato davvero tanto.

Ricordo la prima volta che ti ho visto camminare: è stato un momento emozionante. In quel periodo dal lunedì al venerdì vivevo con te e Maria Teresa a Cordovado, in Castello dove fu scattata questa foto (vedi la gallery più sotto).

Ebbene un venerdì sera ti lasciai incerta sui tuoi passi, passavi da una sedia all’altra🤗. Quando tornai il lunedì mattina dormivi ancora. Eri nel lettone e indossavi il tuo pigiamino giallo. Sai quelli a tutina della Stellina. Ebbene… mentre ero indaffarata in cucina ti vidi arrivare: un pulcino che era sceso dal letto da solo e muoveva sicuro i suoi primi passi. Bambina mia, non mi resi conto subito…poi fu gioia immensa.

Ti voglio bene, sei nel mio cuore.

Cristina Coltri


Il ricordo di zia Sara

Ricordo che quanto eri bambina venivi frequentemente a casa nostra per giocare con Alessandra e per ore vi dedicavate al “parecio” – come lo chiamavate voi – delle Barbie.

In diverse occasioni venivi anche la sera, quanto la mamma e il papà avevano qualche impegno e ti fermavi anche a dormire. Allora soffrivi di allergie, alla polvere compresa, che a volte ti provocavano crisi respiratorie; ricordo la cura con cui preparavo il tuo letto e passavo l’aspirapolvere per assicurami di garantirti un sonno tranquillo e le silenziose incursioni notturne, mie e dello zio Carlo, nella camera dove dormivi con Alessandra per assicurarci che respiravi bene…

Avevi circa 9 anni quanto una di quelle sere la mamma mi chiamò per avvisarmi che volevi a tutti i costi venire a casa nostra da sola…a piedi…era presto ma era già buio…certo il percorso era sicuro e relativamente breve tuttavia eri una bambina…fini’ che seguimmo la tua passeggiata stando continuamente al telefono, tua mamma ed io, fino a quando non entrasti in casa; non ho una fotografia del momento ma il mio ricordo è nitidissimo e ti vedo ancora chiaramente avvicinarti alla casa con la tua borsa a tracolla, contenente tutto l’occorrente per la notte, sorridente, felice e molto orgogliosa dell’impresa appena compiuta.

Estate 2016, stavi bene in quel periodo…un sabato mattina mi mandi un messaggio “zia sei a casa ? Passo a trovarti”.

Ricordo che la giornata era grigia, piovosa ma arrivasti tu ed arrivo’ il sole ! Serena, sorridente, piena di energia positiva, di progetti…siamo rimasti Edi e io ad ascoltare i tuoi racconti credo per quasi due ore, si vedeva che avevi il desiderio di condividere con qualcuno le sensazioni positive che provavi…Anche in questo caso non ho una fotografia eppure ti vedo ancora chiaramente appoggiata al divano, un paio di jeans attillati, una maglietta chiara, i capelli corti (quel taglio ti stava da favola)…bellissima…quando te ne andasti, mi lasciasti una sensazione di leggerezza, di fiducia, di positività, di speranza che mai dimenticherò…

zia Sara


I ricordi dell’amicasorella Alessandra

17.08.2018 - da Facebook

13 anni di amicizia.

Le notti passate a parlare, gli obiettivi di inizio anno puntualmente disattesi, la pallavolo, “Sere nere” cantata a squarciagola, lo stalkeraggio violento su Facebook, “ODIO TUTTI” come mood perenne, le serate padovane al Factory, le 2000 piadine cucinate e mangiate, le 9 ore di viaggio in treno per andare alle finali nazionali di beach volley a Vasto, “Ho io la soluzione Luuuuucaaaaa”, i 14 rum e cola, la Mati e le uscite in pigiama in giardino, i messaggi vocali da 8 minuti, le chiamate da un’ora e mezza.

“Domani piove Cecchetto. Non andare a lezione, rimani a casa con me”, il televisore vinto alla lotteria, il divano-letto di Padova che non chiudevamo mai perché eravamo pigre, le caramelle frizzanti mangiate ad ogni finale interregionale come placebo, la birra con il monaco, “Scarpe da 9.90”, l’intolleranza sociale, l’autostop a Vasto, gli evidenziatori (e i funerali degli evidenziatori scarichi), il terzo posto all’Havana Volley con Valentino Reganaz e Andrea Radin, le frittelle, il “Tu non sai chi sono io”, i calciatori, i rugbisti.

Le pizze imbarazzanti che ci vergognavamo ad ordinare al telefono, il telefono buttato giù dal 4° piano, Chievo, il ritorno in bici sotto il diluvio universale, le feste di statistica, le FAGIAN SISTERS, tutti i campionati provinciali e regionali vinti, le rotolate con Federico Meloni, il puntuale “Io non bevo più” ad ogni post serata, le canzoni dedicate, il torneo di Pola e i cazzetti agliosi, i mercoledì universitari passati sul divano a guardare Harry Potter, le tonnellate di pop-corn mangiati.

Gli esami che “non passerò mai”, la laurea che “non prenderò mai”, VA PLAN CA LÈ DUT UN VERI, i cartelli stradali, le Grotte del Caglieron, le cipolle grigliate di mio padre e gli gnocchi di semolino di mia madre, i pianti e le crisi di nervi, i pomeriggi a guardare U&D, “Cecchetto te ne devi fregare”, i capodanni passati assieme, le spalle da buttare, gli stronzi, la partita dopo aver fatto serata in Villa Foscarini, i film scelti in maniera democratica (“vorrei vedere questo” “NO, SI GUARDA TWILIGHT!”), la cagne.

Sequals e acqua pradis con Samuele Romano, lo shopping e il premio miglior cliente dell’anno, quella settimana in cui non ci siamo parlate perché avevamo litigato, lo SS, la mezz’oretta fatta bene all’Opium, i regali di Natale e compleanno, il “fare tavolo” in biblioteca, la pazienza, tutto quello che abbiamo cucinato per la tua laurea e i kg di cus cus avanzati, la pulizie di primavera, il concerto di Enzo Bosso, il MALAMINTRIIII.

Capirsi con uno sguardo, capirsi senza parlare, le feste a tema, i balli scatenati in appartamento, le trecce, “Ale starai mica dormendo?”, il nostro disagio, Cupid Shuffle, l’acidità progresso, gli aperitivi in saletta pesi con Stefano Gregoris Maddalena Cecchetto Mateja Zavadlav, Valeria Na Amica Mia, le cazzate che giuravamo di non fare più e puntualmente rifacevamo, i messaggi delle 4 di mattina, io che con te mi sentivo invincibile, gli abbracci (pochi ma buoni), i tortini al cioccolato.

Il #mainagioia, la liquirizia come fosse acqua, i molteplici esperimenti culinari, le scommesse perse, l’Udinese e la partita vinta a San Siro contro l’Inter, le guerre con i cuscini, le giornate NO, la vaschetta di gelato che cercavamo sempre di farci recapitare a casa, “E anche quest’anno Palmariva il prossimo anno”, le lacrime sia quelle belle sia quelle brutte, la testardaggine.

Eri tutto questo e molto, molto di più.

Perché il mondo insieme a te sembrava meno brutto… E la vita decisamente più bella.

10.06.2019 - fa Facebook

Sono già passati 10 mesi, mannaggia a te Milazzo!

E non hai idea di cosa mi sia successo in questi 10 mesi… Diciamo che il tutto si può riassumere con un onesto “MALAMINTRI”.

All’inizio non è stato per niente facile (per dirla in maniera sincera sincera, è stata proprio uno schifo); diciamo che ho palesemente negato la realtà autoconvicendomi di essere preparata a stare senza di te.

Ross, di cazzate tu lo sai, ne ho fatte e pensate un’infinità ma questa devo ammettere che le ha battute proprio tutte: non si può essere preparati ad una cosa del genere. Anzi, più pensi di essere pronto, più il contraccolpo è forte e il dolore che ti prende ti spezza in due. E infatti io ero spezzata in due.

Ogni volta che mi venivi in mente, ogni volta che qualcuno mi parlava di te… Andavo in tilt. Mi mancava il respiro e le gambe mi cedevano.

Ho pianto tanto. Ho urlato tanto. Mi sono arrabbiata tantissimo.

Ho messo in dubbio tutto, anche il mio percorso universitario… A proposito di cazzate, sappi Ross che un giorno mi sono svegliata convinta che la scelta giusta fosse mollare archeologia e cominciare viticoltura ed enologia. Non credo serva aggiungere altro.

Adesso sto meglio, finalmente. Sono ancora un po’ arrabbiata e lo sarò sempre, credo. Ma d’altronde sono Alessandra Cecchetto, non il Dalai Lama quindi, ad occhio e croce, direi che per raggiungere il nirvana di strada da fare ne ho ancora tanta.

Ps: l’altro giorno ho visto un ragazzo fare l’austop e niente, mi è venuta in mente quella volta in cui anche noi, con tutta l’incoscienza dei nostri fastidiosi sedici anni, abbiamo deciso di fare le autostoppiste a Vasto, dopo 9 ore di treno e con una finale nazionale di beach volley da giocare. Ci tengo a sottolineare che il pollice lo sfoggiavamo solo quando vedevamo arrivare macchine con famiglie o con donne alla guida… Beata ignoranza, è proprio il caso di dirlo.

Ti voglio bene Ross!

Alessandra Cecchetto


Il ricordo dell’amica Germana

10.08.2019 - da Facebook

...No, non ci siamo prese subito…io un po’ noiosa e tu nel pieno della tua spensieratezza…Dopo la condivisione della camerata Friuli (!!) a Padova, ci siamo perse un po’ di vista. Non c’ero nel 2015. Sono venuta a conoscenza della tua prima battaglia a cose fatte. Ci siamo riavvicinate poi ed erano cambiate un po’ di cose da quando ci eravamo conosciute.

Ho scoperto alcuni lati del tuo carattere che non avevo conosciuto o colto o che non ti piaceva mostrare…ti ho scoperta anche fragile, nel mezzo della tua tenacia e determinazione, ti ho vista piangere…ma mai addosso…mi hai rivelato alcune tue paure che sapevi che io potevo comprendere…ho scoperto quanto ti piacevano le cose semplici della vita…la normalità delle giornate…mi avevi promesso che mi avresti insegnato a cucire!

Non eravamo come le amiche da copertina, in giro non si parlava di noi…

Eravamo amiche a modo nostro…

Non ho fatto in tempo a dirti che mi sposo, è stato deciso tutto un mese DOPO…uno dei miei primi pensieri è stato per te. Per te che credevi nelle favole, molto più di me. E io lo sapevo bene. Ho pensato che mi sarebbe piaciuto condividere anche con te la notizia e tutti i preparativi (e farti vedere l’anellino di fidanzamento! Tu che li amavi tanto)

Oggi come l’11 agosto di un anno fa sto andando in Puglia…inizio le vacanze…un anno fa il 9 agosto ti ho lasciato l’ultima piccola carezza…e poi è arrivato il 10.

Oggi come un anno fa sono nervosa, ho fermo il magone in gola, e gli occhi lucidi.

Oggi diversamente da un anno fa sto anche pensando alle ultime cose che mi restano da definire per settembre e a quanto mi mancherai.

Tvb Ross

Germana Colussi


Il ricordo dell’amico della pallavolo Stefano

10.10.2018 - da Facebook

Quanto è stata dura avere a che fare con Te in palestra...i miei primi anni nella Pallavolo che conta…

Le tue facce, le tue rispostine dannatamente fastidiose e ficcanti, i tuoi calci ai palloni…

Quante discussioni e quanti “vaffa”... lo Giuro…non ti sopportavo…

Poi però quanto abbiamo riso insieme…Alberto Angela e le “bighe”, gli “aperitivi” in sala pesi, i discorsi “che è meglio non riportare”, le foto di “rito”...

Quante Partite ci hai fatto Vincere da Capitano sempre con quel tuo atteggiamento da “Lo so…sono insopportabile, ma son fatta così... ed ora non rompetemi troppo…lasciatemi stare…ficco due rice perfette, una difesa, un altro paio di mani-out, tre ace e la chiudiamo qua…”

Questo e’ Il mio ricordo di Te, Ross…

Stefano Gregoris