Incontrare chi costruisce il futuro - Dialogo con la dott.ssa Alessia D'Aloia, ricercatrice sostenuta dal Il dono di Rossana in collaborazione con Fondazione Veronesi
Cordovado, 11 luglio 2026
C'è sempre una piccola emozione quando incontriamo i ricercatori che sosteniamo. Prima ancora di collegarci, mi chiedo chi troverò dall'altra parte dello schermo: quale sarà il suo entusiasmo, il suo modo di raccontare la scienza, la sua visione del futuro. Perché dietro ogni progetto di ricerca ci sono persone che dedicano anni della propria vita a comprendere ciò che ancora non conosciamo.
Quest'anno Il dono di Rossana sostiene, insieme a Fondazione Veronesi, la borsa di ricerca della dott.ssa Alessia D'Aloia, ricercatrice dell'Università di Milano-Bicocca impegnata nello studio del glioblastoma, uno dei tumori cerebrali più aggressivi e complessi. L'incontro che segue è stato per me l'occasione di conoscere meglio il suo lavoro, ma anche la persona che lo porta avanti, con competenza, passione e determinazione.
Maria Teresa Innocente: Dottoressa D'Aloia, partiamo dai risultati. A che punto è la sua ricerca?
Alessia D'Aloia: «Siamo arrivati a una tappa molto importante. La prima parte del progetto è praticamente conclusa e sto lavorando alla stesura dell'articolo scientifico che raccoglierà tutti i risultati ottenuti. Speriamo di poterlo inviare entro settembre. Ci tengo a dire una cosa: nei ringraziamenti ci sarete anche voi, perché senza il vostro sostegno questo progetto non sarebbe neppure iniziato».
Sono parole che per chi, come noi, sostiene la ricerca nel nome di Rossana, hanno un significato profondo.
Maria Teresa Innocente: Ci spiega, in modo semplice, su cosa sta lavorando?
Alessia D'Aloia: «Negli anni scorsi abbiamo studiato una proteina chiamata RALGPS2, che sembra avere un ruolo importante nel glioblastoma. Abbiamo osservato che, riducendone l'attività, le cellule tumorali crescono meno, diventano meno aggressive e in alcuni casi perdono alcune delle caratteristiche tipiche del tumore. È un risultato importante, perché ci suggerisce che questa proteina potrebbe rappresentare un bersaglio interessante per future strategie terapeutiche». «La ricerca, però, non si ferma qui.»
E aggiunge
«Ora vogliamo fare un passo ulteriore. Ci chiediamo che cosa succede alle cellule sane del cervello, i neuroni, quando interveniamo su questa proteina. E soprattutto vogliamo capire come comunicano i neuroni e le cellule tumorali. Oggi sappiamo che il tumore non cresce isolato, ma dialoga continuamente con l'ambiente circostante. Comprendere questo dialogo potrebbe aprire nuove prospettive terapeutiche».
La spiegazione è chiara e appassionata. Anche per chi non ha una formazione scientifica emerge immediatamente quanto sia complesso il lavoro di ricerca e quanto sia importante procedere per piccoli passi.
Maria Teresa Innocente: Quanto conta il lavoro di squadra nella ricerca?
Alessia D'Aloia: «Conta moltissimo. Oggi non basta più osservare una malattia da una sola prospettiva. Nel nostro progetto collaborano gruppi con competenze diverse: chi studia le cellule tumorali, chi analizza grandi quantità di dati biologici, chi si occupa dell'attività elettrica delle cellule nervose. La ricerca moderna è questo: mettere insieme saperi diversi per comprendere problemi molto complessi».
Mi colpisce sempre questo aspetto: dietro il lavoro di una ricercatrice c'è una rete di persone, laboratori, idee che si incontrano e si sostengono a vicenda. Ed è bello pensare che anche una borsa di ricerca possa contribuire a far crescere questa rete.
Maria Teresa Innocente: Si parla molto di nuove tecnologie e di intelligenza artificiale. Dal suo punto di vista, la ricerca sta accelerando?
Alessia D'Aloia: «Sicuramente la scienza ha fatto passi avanti enormi. Oggi disponiamo di strumenti che permettono di ottenere una quantità di dati impensabile fino a pochi anni fa e di analizzarli molto più rapidamente. Questo non significa che tutto diventi semplice: alcuni processi biologici restano estremamente complessi. Però abbiamo a disposizione strumenti migliori e questo ci permette di fare domande nuove e di ottenere risposte più precise».
Poi aggiunge una riflessione che riguarda da vicino molti giovani ricercatori:
«La difficoltà maggiore resta la precarietà. I posti stabili sono pochi e molti giovani sono costretti a lasciare l’Italia e cercare opportunità altrove. È una situazione che purtroppo riguarda tutta la ricerca italiana».
Maria Teresa Innocente: Le faccio una domanda che, in fondo, ci facciamo tutti. Lei vede una speranza concreta di accelerazione nella ricerca, soprattutto per malattie così difficili?
Alessia riflette qualche istante prima di rispondere.
Alessia D'Aloia: «Il cervello è probabilmente l'organo più complesso del nostro organismo e il glioblastoma è un tumore molto difficile da trattare. È una malattia molto eterogenea, che cambia rapidamente e spesso resiste alle terapie. Questa è la sfida più grande. Ma oggi disponiamo di conoscenze e strumenti che fino a pochi anni fa non avevamo. Ci sono gruppi di ricerca che stanno lavorando su approcci molto promettenti, come l'immunoterapia e la riattivazione del sistema immunitario contro il tumore. La mia speranza è che si possa fare sempre di più».
Mentre la ascolto penso a Rossana. Sono passati anni e sappiamo bene che la ricerca richiede tempo. Ma è proprio per questo che Il dono di Rossana continua a sostenerla: perché crediamo che ogni studio, ogni giovane ricercatore, ogni intuizione possa contribuire a costruire qualcosa di importante. Anche una piccola goccia può aiutare a cambiare il corso delle cose.
Maria Teresa Innocente: E infine una domanda più personale. Che cosa significa, per lei, essere una ricercatrice?
Alessia sorride.
Alessia D'Aloia: «Significa avere una grande passione. Penso continuamente al mio lavoro: agli esperimenti, alle idee, ai risultati. Mi piace quello che faccio e non mi pesa. Fare ricerca è difficile. Ci sono momenti in cui gli esperimenti non funzionano, in cui i risultati sembrano incomprensibili. Ma poi continui a studiare, a leggere, a confrontarti con altri ricercatori. È un po' come costruire un puzzle: ogni pezzo che va al suo posto ti avvicina un po' di più alla comprensione. E quando finalmente i dati si confermano, è una soddisfazione enorme. Ti rendi conto che stai davvero scoprendo qualcosa.»
Forse è proprio questa la parola che porto con me dopo questo incontro: passione. La stessa passione che anima chi fa ricerca e chi, come Il dono di Rossana, continua a sostenerla con fiducia e speranza. Perché ogni scoperta nasce da una domanda. E ogni speranza, da qualcuno che decide di non smettere di cercare.