“Fare ricerca? Significa lavorare con curiosità e affrontare ogni giorno nuove sfide” Intervista alla dr.ssa Oriana Romano

20/07/2020
“Fare ricerca? Significa lavorare con curiosità e affrontare ogni giorno nuove sfide” Intervista alla dr.ssa Oriana Romano

20 luglio 2020

Oriana Romano, nata a Palermo nel 1988, laureata in Biotecnologie Mediche all’ Università di Modena e Reggio Emilia, dottorato in Medicina Rigenerativa e molecolare, svolge la sua ricerca all’Università di Modena e Reggio Emilia grazie al sostegno della nostra Associazione in collaborazione con la Fondazione Umberto Veronesi di Milano

Oriana, ci può spiegare in parole semplici, anche per i non addetti ai lavori, in che cosa consiste il suo progetto di ricerca?

Il mio progetto di ricerca si focalizza sullo studio del glioblastoma, un tumore cerebrale molto aggressivo, allo scopo di identificare quali siano le caratteristiche specifiche delle cellule staminali di questo tumore. Questa particolare popolazione cellulare all’interno del tumore è responsabile della crescita del tumore, della comparsa di recidive e dello sviluppo di metastasi, perché è particolarmente resistente alle attuali terapie. Occupandomi di bioinformatica e analisi dati, il mio contributo sarà quello di identificare quali sono i circuiti di regolazione alterati nelle
cellule staminali del glioblastoma attraverso l’analisi di dati molecolari su diversi campioni di glioblastoma. Inoltre, attraverso l’integrazione di questi dati molecolari con dati farmacologici, si potranno identificare dei composti in grado di intervenire sui circuiti di regolazione alterati delle cellule staminali del glioblastoma in modo specifico, in modo da rallentare la loro crescita e attività. Lo scopo ultimo del progetto è quindi l’identificazione di possibili nuovi approcci terapeutici che mirano a colpire le cellule staminali del glioblastoma, per migliorare il decorso della malattia.

Come mai ha deciso di concentrarsi proprio sulla lotta al tumore cerebrale? E a che punto è, in base alla sua esperienza, la ricerca in tale ambito?

Ad oggi i tumori cerebrali hanno una prognosi infausta, e gli attuali approcci terapeuti (che integrano chirurgia, chemioterapia e radioterapia) sono purtroppo inefficaci. È quindi fondamentale focalizzare la ricerca scientifica su questo tipo di tumore allo scopo di ampliare le conoscenze scientifiche sulle caratteristiche biologiche di questo tumore, in modo da sfruttarle per mettere a punto trattamenti terapeutici più efficaci e mirati. L’applicazione delle nuove tecnologie che permettono di caratterizzare le singole cellule che compongono un tumore, e l’analisi integrata di questi dati con dati molecolari e farmacologici provenienti da diversi studi offre nuove opportunità per la ricerca nell’ambito dei tumori cerebrali.

Quali sono gli obiettivi che concretamente si può sperare di raggiungere da qui a 5/10 anni nella cura del tumore cerebrale?

Penso che la ricerca nell’ambito dei tumori cerebrali nei prossimi anni si focalizzerà principalmente nel trovare strategie terapeutiche efficaci innanzitutto a rallentare la progressione della malattia, che ha purtroppo un decorso molto veloce.

Il dono di Rossana, come sa, è un’Associazione nata per volontà dei genitori di Rossana Milazzo, una giovane ragazza di 26 anni che
ci ha lasciato due anni fa proprio per un tumore cerebrale. Che cosa significa per lei sapere che il suo progetto di ricerca verrà sostenuto da questa associazione?

Occupandomi principalmente di analisi dati, il lavoro di ricerca che svolgo quotidianamente risulta molto distante da quello che è il percorso di un paziente oncologico, e i risvolti personali e familiari che una malattia così devastante comporta. Sapere che il mio progetto di ricerca è sostenuto da un’associazione nata per dare speranza nell’ambito dei tumori cerebrali da chi ci è passato in prima persona è uno stimolo molto forte per
dare il meglio ogni giorno nel mio lavoro di ricercatrice. Sono profondamente grata di aver potuto conoscere i genitori di Rossana e percepire la loro grande voglia di sostenere la ricerca sui tumori cerebrali in modo concreto, con la consapevolezza dei tempi a volte molto lunghi della ricerca scientifica, ma con la speranza che un giorno questo loro contributo (e quello di tutti coloro che sostengono l’associazione) possa portare allo sviluppo di terapie efficaci per la cura di queste patologie.

Vuole raccontarci qualcosa di sé, come ha scelto di fare la ricercatrice, quali sono le sue passioni, come trascorre il tempo libero?

Ho scelto di fare la ricercatrice mossa dalla curiosità di comprendere i diversi aspetti della biologia umana, e in particolare i meccanismi che
all’interno di una cellula regolano le sue funzioni. Nei primi anni del mio percorso nell’ambito della ricerca, mi sono occupata dello studio dei
meccanismi molecolari che regolano processi fisiologici, come il differenziamento delle cellule staminali del sangue in globuli rossi. Negli ultimi tre anni ho iniziato a occuparmi dello studio di diverse patologie oncologiche, applicando nuove tecnologie e strumenti computazionali per l’analisi di dati biologici. Nel tempo libero mi piace leggere e praticare yoga, e adoro viaggiare.

Se volesse sintetizzare in una frase o in una parola il suo lavoro di ricercatrice, cosa direbbe?

Per me fare ricerca significa lavorare con curiosità e affrontare ogni giorno nuove sfide.